Agrigento… cultura, storia e meraviglie naturalistiche

Primavera terzo round. Sarà forse la volta buona? Mi sa proprio di no. Motivo in più per cogliere al volo ogni giornata che, anche se per poco, le si avvicina. Soprattutto per chi, come me ed il mio compagno d’avventure e di vita, ama andare in giro in moto.

Che una nuova avventura abbia inizio!

Poco più di 100 km ed in un’ora e mezzo raggiungiamo la nostra meta: Agrigento!

Il viaggio non è esattamente piacevole, a causa delle pessime condizioni del percorso stradale (pieno di deviazioni ed interruzioni, date dai lavori che chissà quando, ma soprattutto, se, finiranno). Sembra infinito, ma sapendo cosa ci attende una volta giunti a destinazione, resistiamo alla tentazione di tornare indietro.

Giunti nella città di Agrigento, raggiungiamo Contrada Caos, per la prima tappa della giornata, la Casa natale di Luigi Pirandello, dichiarata, nel 1949, monumento nazionale. Qui è dove la famiglia dello scrittore si rifugiò per sfuggire all’epidemia di colera che imperversava in Sicilia, e dove Pirandello nacque, il 28 Giugno del 1867.

È stato emozionante trovarsi all’interno della casa, poter osservare cimeli, lettere e fogli originali di sceneggiature, e poi passeggiare fuori, circondati dalla natura e con la vista del mare all’orizzonte, fino alla piazzola dove egli scriveva all’ombra del suo tanto amato pino (di cui ormai, purtroppo, rimangono solo delle parti sezionate, perché danneggiato da un nubifragio) e dove si trovano, nel rispetto delle sue ultime volontà, le sue ceneri, conservate dentro un’urna.

Qui l’arte si mescola perfettamente con la natura, donando grandi emozioni a chi visita questo luogo dal fascino particolare.
Visitabile tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00, e la Domenica fino alle 13:00.

 “…Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’ un altipiano di argille azzurre sul mare africano

La nostra seconda tappa, a soli dieci minuti da dove ci troviamo, continua su un filone storico, ma con origini ben più lontane, ovvero la Valle dei Templi: un’area archeologica estesa su circa 1300 ettari, in un ottimo stato di conservazione e composta da imponenti templi dorici del periodo ellenico. Corrispondente all’antica città di Akragas, questo nucleo monumentale (il più grande del mondo), originario della moderna Agrigento, è visitato ogni anno da gente proveniente da tutto il mondo.

Ci perdiamo completamente alla scoperta di questa valle degli Dei, definita da Pindaro come “la più bella città dei mortali”, divenuta, dal 1997, patrimonio dell’Unesco. Camminiamo, per più di due ore, tra mandorli ed uliveti secolari, ammirando la maestosità dei templi, adagiati da duemila e cinquecento anni, a testimonianza della grandezza di Agrigento, fondata dai greci nel VI secolo a.C., e divenuta una delle più importanti città del Mediterraneo. Unico tempio rimasto intatto è il Tempio della Concordia, che ha resistito ad intemperie e guerre, e che assume un fascino suggestivo al calar della sera, quando è illuminato, prima, dai colori del tramonto e, poi, dai riflettori.

Il parco è aperto tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.00 (durante l’estate sono previste anche aperture serali e notturne). L’ingresso ha un costo di 10 euro, ed è gratuito la prima domenica di ogni mese.

Affrontare un tale percorso in primavera, quando il caldo è ancora sopportabile, credo sia la scelta migliore, eppure la valle tende ad essere affollata proprio nei mesi più caldi. Una cosa è certa, bisogna munirsi di scarpe comode e tanta acqua.

Ma Agrigento non è solo cultura e storia. Oltre al suo eccezionale patrimonio archeologico, offre anche grandi bellezze naturalistiche. Infatti, nonostante la stanchezza cominci a farsi sentire, decidiamo di fare altre due tappe, prima di fare strada verso casa.

La prima è San Leone, a pochissima distanza dal sito archeologico, straconsigliata soprattutto nei mesi caldi, quando, dopo aver camminato tanto tra i templi, sotto un sole cocente, ci si può rilassare sulla spiaggia bagnata da acque cristalline e con sabbia dorata. In zona si può trovare ogni genere di servizio: ristoranti, negozi, hotel, camping o B&B.

Uno dei nostri posti preferiti è la pasticceria “Le Cuspidi”, in cui fare una sosta fresca e golosa, vista mare. Io adoro la granita al limone accompagnata da una brioche siciliana, ma consiglio di provare anche quella al gusto di gelsi o mandorle; c’è grande scelta anche tra i gusti di gelato, come l’eccellente pistacchio o l’insolito pecorino.

Dopo questa sosta ristoratrice ci dirigiamo verso Porto Empedocle e, in poco più di un quarto d’ora, raggiungiamo Realmonte. A questo punto ci tocca l’ultima fatica della giornata, tanti scalini per scendere fino alla spiaggia, per essere subito dopo ripagati dalla vista di un luogo affascinante, la Scala dei Turchi, dove secoli di piogge e vento hanno dato luogo ad una parete naturale di un colore bianco puro, resa più abbagliante dal contrasto col mare blu – azzurro, su cui è poggiata, e dalla luce del sole.

Questo luogo è ormai noto ai turisti per la sua bellezza e particolarità, ma anche grazie al “Commissario Montalbano” scritto dall’empedoclino Andrea Camilleri, in cui questo ed altri importanti siti dell’isola siciliana, vengono citati.

Luglio 2015
Luglio 2015
Luglio 2015

Il nome è dato dalla leggenda secondo cui i pirati saraceni, definiti erroneamente turchi (termine che, nel dialetto siciliano, fa riferimento a tutti i popoli provenienti dal Nord Africa e di religione islamica) si arrampicavano su quei gradoni naturali, raggiungendo la cima della scogliera e facendo razzia dei villaggi limitrofi.

Purtroppo, ad attenderci, ci sarà una spiacevole sorpresa: è impossibile accedere alla scala a causa di una frana, avvenuta nel Dicembre 2017; quindi le migliaia di turisti che vogliono ammirare questa meraviglia della natura, non potranno accedervi.

Ovviamente il divieto delle autorità viene ignorato da molti che, pur di godere del panorama, oltrepassano la rete e si recano sulla parete di marna bianca.

In teoria, sono in corso i lavori per mettere in sicurezza la zona, per renderla accessibile entro la stagione estiva, ma ritengo sia comunque vergognoso il fatto che, dopo più di un anno, ci sia ancora questo disagio, che, inevitabilmente, va a danneggiare il turismo siciliano.

Lascio questo posto con un velo di tristezza nel cuore perché, ancora una volta, la mia adorata terra non viene protetta e valorizzata da chi dovrebbe occuparsene.

A presto!

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