Alla scoperta della Puglia: dal Gargano alla Valle d’Itria

Ho sempre desiderato visitare la Puglia, perché immaginavo fosse una terra piena di meraviglie, ma dopo un lungo fine settimana volto alla sua scoperta, in cui mi sono totalmente immersa nella varietà dei suoi paesaggi, capaci di stupire l’osservatore, fino a lasciarlo senza parole, non posso che ritenermi totalmente conquistata.

Scegliamo di raggiungerla ed attraversarla on the road (questa volta, considerate le indecise condizioni meteorologiche, in auto) e questo ci permette di coglierne tutte, o quasi, le sue sfumature: dalle distese di grano del Tavoliere, ai chilometrici litorali baciati da un mare dalle tonalità profonde, dal Gargano, con le sue scogliere a strapiombo sul mare, passando per la Foresta Umbra, spingendoci fino ai Trulli della Valle d’Itria, il tutto contornato dalla genuinità dei prodotti pugliesi, da musica, storia e leggende.

Dopo un lungo viaggio dalla mia amata Sicilia, andiamo alla scoperta di un antico borgo arroccato sulla roccia, con il castello normanno posto nella parte più alta del paese, in cui regna il fascino di quei luoghi che custodiscono gelosamente le proprie tradizioni e credenze popolari: Monte Sant’Angelo. Questo piccolo comune della provincia di Foggia, fa parte del Gargano, ed è avvolto da un velo di profonda fede; meta di pellegrini cristiani che, da secoli, per devozione raggiungono il santuario di San Michele Arcangelo (uno dei maggiori centri di pellegrinaggio d’Europa e Patrimonio dell’Unesco).

Ho adorato passeggiare per i vicoli del delizioso centro storico fatto di case imbiancate a calce, in cui ho trovato grande gentilezza da parte degli abitanti, i quali vivono la quotidianità di una vita semplice, proponendo al visitatore squisiti prodotti locali.

Da qui attraversiamo la Foresta Umbra, il polmone verde del Gargano, ricchissimo di flora e fauna, luogo ideale per immergersi totalmente nella natura, lontani dal caldo estivo, ed in cui trovare tante aree di sosta attrezzate. Questo spazio fiabesco, dove il buio per gli alti e fitti alberi viene tagliato da qualche timido raggio di sole, è una vera e propria isola verde (la più estesa foresta d’Italia), e deve il nome alla sua principale caratteristica (infatti deriva dal latino: cupa e ombrosa). Nel corso dei secoli ha mantenuto le caratteristiche isolane ed è entrata a far parte delle meraviglie naturali dell’Unesco.

In un’ora d’auto raggiungiamo un altro luogo con origini antichissime, sempre nella provincia di Foggia, che sorge su un costone roccioso a picco sul mare: Vieste, la perla del Gargano.

Questa cittadina affascina i viaggiatori con i suoi vicoletti e le casette bianche; qui troviamo tra le più belle spiagge della Puglia, ma è anche cornice di una leggenda romantica, resa immortale da Max Gazzè, su Pizzomunno, il gigante bianco calcareo di 26 metri (simbolo della località pugliese), che vede protagonista un amore ostacolato e inarrestabile. Pizzomunno si trova su una spiaggia di sabbia soffice e dorata, a due passi dal centro storico.

Amo avventurarmi e perdermi per vicoli e vicoletti, ed il piccolo e ben curato centro storico di Vieste è molto suggestivo, con scalinate, terrazze sul mare, portoncini, chiesette, e viuzze irregolari, piene di negozietti, locali e ristorantini, ricavati da vecchie stalle, che si incrociano e terminano a picco sul mare, donando una vista spettacolare, raggiungendo la sera un’atmosfera romantica d’altri tempi.

I maggiori punti d’interesse sono il Castello che domina Vieste dall’alto, la Cattedrale, la pittoresca piazzetta Petrone, da cui si può ammirare la costa, e da cui si raggiunge un vicoletto che conduce alla “Chianca Amara”, una roccia, nonché monumento della ferocia umana, su cui dei sanguinosi distruttori trucidarono donne, vecchi e bambini.

Dopo aver passeggiato tanto cerchiamo un posto tranquillo per la cena e rimaniamo piacevolmente colpiti da “Gustus”, in Corso Fazzini, 31, in cui trovare ottime pizze (anche per celiaci) e buon pesce, in un ambiente curato e tranquillo. Lo straconsiglio!

Lasciando Vieste mi porto dietro la consapevolezza di uno spettacolo di incredibile contrasto tra l’immensità del mare e l’antica cittadina che lo domina, in un modo di vivere genuino ed ospitale.

Lasciamo il Gargano e continuiamo il nostro viaggio on the road verso la provincia di Bari, con una meravigliosa costante paesaggistica: ulivi e papaveri ovunque.

Raggiungiamo la nostra prossima meta, Polignano a Mare, una piccola cittadina considerata uno dei centri pugliesi più belli in assoluto; ed io non vedevo l’ora di scoprirla. Attraversando l’Arco Marchesale, detto Arco della Porta, si raggiunge il suggestivo centro storico (pieno di visitatori tutto l’anno), nonché piazza Vittorio Emanuele, detta anche “piazza dell’Orologio”, per il vecchio orologio che vi si trova, simbolo del passato (che ancora oggi viene caricato a mano da una signora). Nella piazza si trovano, inoltre, il Palazzo del Governatore e la Chiesa Matrice, col suo massiccio campanile quadrangolare. Ci si può anche imbattere in quello che un tempo era un ghetto ebreo, nell’antica via della Giudea. Dalla piazza consiglio di perdersi tra stradine, case bianche con balconi fioriti, negozietti e ristorantini che profumano di buon cibo, fino a raggiungere le logge affacciate sull’Adriatico, che offrono un meraviglioso scenario.

Dopo aver girato in lungo e in largo questo meraviglioso borgo di pescatori è giunto il momento di ammirare, forse, il panorama più suggestivo di Polignano, quello di Lama Monachile, la spiaggia più particolare e famosa del paese, che combacia con l’antica via Traiana (via che ha reso Polignano un importante centro di commerci tra l’antica Roma e il mondo orientale; ancora oggi percorribile e particolarmente suggestiva di sera quando centinaia di luci ne illuminano il percorso).

Questa piccola baia è composta da due pareti di roccia a strapiombo con una piccola insenatura in mezzo, bagnata da un’acqua cristallina; in passato antico porto commerciale, oggi fulcro dei turisti. Si può ammirare tutto il suo splendore dal ponte borbonico, che la sovrasta con i suoi 15 metri. Sicuramente sempre strapiena di turisti, ma talmente bella da dimenticare la folla intorno.

A poca distanza, troviamo la statua di bronzo dedicata al cantante Domenico Modugno (nativo di Polignano), posta sul lungo mare, a lui sempre intitolato.

Alle spalle della statua di Modugno c’è una sorta di terrazza dal quale si può ammirare il meraviglioso panorama di Lama Monachile, le case bianche del centro storico, il tutto circondato dal “blu dipinto di blu”.

Il litorale polignanese è ricco di grotte e insenature marine, prodotte dall’erosione dell’acqua e del vento, visitabili con un giro in barca.

Polignano a Mare, dal 2008, ha sempre ricevuto la Bandiera Blu, ed in effetti è un luogo in cui lasci un pezzetto di cuore, tra acque limpide, panorami mozzafiato e viuzze antiche di pescatori.

Da qui ci attende un viaggio di appena mezz’ora, tra verdi vallate e uliveti, che ci porta fino ad un paese da sogno, avvolto da un’atmosfera magica, quasi fiabesca, nel cuore della Valle d’Itria: Alberobello, comune barese, famoso per le sue caratteristiche abitazioni, i Trulli (dal 1996 Patrimonio dell’Unesco).

Dalla parte più moderna del paese raggiungiamo la terrazza del Belvedere, da cui ammirare la bellezza dei Trulli dall’alto. Passeggiando, poi, per i due Rioni che si estendono intorno al centro del paese (Rione Monti e Aia Piccola), interamente costituito da Trulli, compresa la Chiesa di Sant’Antonio di Padova (anch’essa con il tetto conico, tipico dei Trulli), è impossibile non rimanere affascinati da questo luogo avvolto da storia e leggenda, in cui il tempo sembra essersi fermato. Il Rione Monti è pieno di musei espositivi, botteghe di artigiani, in cui ammirare il loro lavoro della pietra e dei tessuti, o dove poter acquistare i tanti oggetti tipici e coccolare il palato con gli squisiti prodotti pugliesi.

I Trulli sono un esempio di abitazioni di origine preistorica, a pianta circolare e copertura conica, costruite con lastre di pietra a secco, che ancora oggi sopravvive.

Anche nella parte moderna della cittadina ci sono Trulli isolati o riuniti in piccoli gruppi. Alle spalle della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, troviamo, poi, il Trullo Sovrano, così chiamato per sottolineare la sua grandezza rispetto a tutti gli altri intorno, infatti è l’unico esempio di Trullo a due piani; fu fatto edificare nella metà del ‘700, da un sacerdote che lo utilizzò come dimora personale, ormai adibito a Museo, con all’interno arredi e oggetti autentici.

Anche ad Alberobello lascio un pezzetto di cuore e, ahimè, il tour alla scoperta della Puglia, per stavolta, è giunto al termine.

Cominciamo a far strada verso casa, con gli occhi ed il cuore pieno di ogni scenario, colore, sapore, odore, ed ogni sfumatura del territorio pugliese, da cui mi sono lasciata totalmente conquistare; ma, prima, decidiamo di fare una breve sosta in quella che è stata eletta capitale della cultura 2019: Matera.

Per chi, come me, si trova in questa città solo di passaggio, consiglio di raggiungere i Sassi (dichiarati Patrimonio dell’Unesco nel 1993), per vivere un viaggio in un passato che ancora resiste.

Il nucleo più antico della città, nonché la terza città più antica al mondo, è raggiungibile da Piazza Vittorio Veneto ed è un labirinto di stradine, grotte scavate nella terra e chiesette, risalente a circa 10.000 anni fa, abitato fino agli anni ’50, in cui fu definito “vergogna nazionale” a causa delle condizioni igienico sanitarie in cui versavano i suoi abitanti (in una stanza vivevano famiglie numerose, anche di 10 persone, insieme agli animali di proprietà, e lo si può comprendere visitando l’antica Casa-Grotta, nel Sasso Caveoso), venendo abbandonato, e divenendo una zona deserta, ai margini della città nuova. Solo negli ultimi decenni è stata ripristinata e riportata all’antico splendore. E si divide in due zone: il Sasso Caveoso (dove le abitazioni sono quasi tutte grotte scavate nella roccia) e il Sasso Barisano (in cui gli ambienti abitativi sono più costruiti che scavati), e tra i due, la Civita (la parte più antica di Matera che sorge su un colle).

Matera è sicuramente un viaggio nel passato e somiglia ad un presepe, infatti è conosciuta come la seconda Betlemme, e qui sono stati girati importanti film, come “La Passione” di M. Gibson, o “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini.

Prima di lasciare questa città e tornare a casa (stavolta sul serio), facciamo una brevissima sosta a “ il Forno di Gennaro”, lo storico forno di Matera della famiglia Perrone, in cui trovare infinite ed eccezionali specialità: oltre al buonissimo pane, anche focacce, semplici o ripiene, e dolcetti tipici, uniti alla grande gentilezza del personale (che non guasta). A mio avviso, una tappa obbligatoria!

A presto!

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