Alla scoperta dei Trulli di Alberobello

Gabriele D’Annunzio, durante un viaggio in Puglia, passeggiando tra i trulli di Alberobello, nel Settembre del 1917, scrisse: “Mi sveglio e vedo un paese da sogno, come se dormissi tuttavia. L’attendamento di pietra nel terreno ondulato”.

Sognavo da anni di dormire in un trullo, di scoprire e toccare con mano la storia di queste antiche costruzioni, e finalmente, durante il mio recente tour della Puglia, sono riuscita a realizzare questo sogno!

Dicono che i Trulli risalgano ai tempi preistorici, periodo in cui gli insediamenti erano già presenti nella Valle d’Itria, evolvendosi in tholos, tipici edifici un tempo usati per seppellire i morti. Tuttavia, i Trulli più antichi di Alberobello, che troviamo oggi, risalgono al XIV secolo: fu allora che questa terra disabitata fu assegnata al primo conte di Conversano da Roberto d’Angiò, re di Napoli. Questa terra era il premio conferito al conte Angioino per i servizi dati durante le Crociate. L’area fu, poi, popolata di nuovo, spostando interi insediamenti  dalle faide vicine. La scelta di impiegare pietre a secco senza l’uso della malta pare fosse imposta ai nuovi coloni dal conte, per evitare le salate tasse sui nuovi insediamenti imposte dal Regno di Napoli; le case potevano, così, essere smantellate rapidamente e poi riedificate.

Per vivere questa bellissima esperienza abbiamo alloggiato presso i Trulli Fenice, toccando con mano l’atmosfera suggestiva di questo luogo ed immaginando epoche passate.

Al nostro arrivo, siamo stati accolti da un ragazzo che ci ha fornito un sacco di dritte sulla zona e sulla storia di queste antiche strutture. Il nostro trullo, completo di ogni genere di confort, si trovava a due passi a piedi dal trullo sovrano.

Passeggiando per il centro storico di Alberobello, zona interamente costituita da Trulli, ho avuto la sensazione di vivere in un’atmosfera fiabesca, innamorandomi subito di queste piccole abitazioni bianche coi tetti grigi, preservate giorno dopo giorno, ed in cui non v’è nulla d’artefatto a solo scopo turistico; molte di queste antiche strutture sono oggi diventate piccole botteghe d’artigianato, negozietti di souvenir e musei espositivi.

Ad attirare la mia attenzione sono i simboli disegnati con la calce sui tetti, i quali, secondo l’antica credenza popolare, rappresentavano particolari virtù magiche, in grado di allontanare le influenze maligne. Questi, venivano tramandati di generazione in generazione, ed in caso di abbattimento del trullo, venivano riportati sul cono appena edificato. Sul reale significato di questi simboli non è stata tramandata alcuna informazione, se non orale, frutto di deduzioni ed intuizioni.

La maggior parte di essi sono di origine religiosa: il sole rappresenta la natura divina del Cristo, mentre la luna è l’uomo; i simboli di origine ebraica, come la stella a sei punte ed il candelabro a sette bracci, sono stati “cristianizzati” nel loro significato; sicuramente, il simbolo più comune è la croce, e rappresenta le preghiere rivolte al cielo.

Altri segni sono riconducibili al mondo pagano, in particolare, quelli corrispondenti al culto degli animali professato dai Romani: l’aquila simboleggia l’anima che aspira al cielo, la testa del cavallo il lavoro, il cane la famiglia, il gallo la vigilanza, il serpente la prudenza.

I simboli più difficili da identificare o datare sono quelli primitivi: intrecci di linee, punti e linee curve; alcuni di questi, ritrovati su antichi vasi o tombe primitive, confermano la loro origine arcaica.

Fanno parte dei simboli magici i segni zodiacali, astrologici e planetari, tutti col significato di auspicio: l’ariete è una preghiera di vita sana e robusta, toro, gemelli, cancro, leone e bilancia rappresentano l’augurio di buona fortuna; il sole, poi, rappresenta il principio di vita spirituale e materiale per gli abitanti del trullo, mentre la luna è protettrice del trullo di notte.

Infine, i simboli ornamentali e grotteschi, non sono collegati alla tradizione, ma sono scelti in base alla fantasia del proprietario del trullo: iniziali di nome e cognome, o simboli del lavoro svolto da chi vi abita (falci, bilance, martelli); spesso sono rappresentati elementi dell’agricoltura (rami d’ulivo, spiga o grappoli d’uva).

In mezzo ai tanti trulli ce ne sono due identici, con due ingressi separati, affacciati su strade diverse: i trulli Siamesi. Questi sono protagonisti di una leggenda. Si narra che due fratelli abitassero un trullo e che, inconsapevolmente, fossero innamorati della stessa fanciulla. Questa promise il suo amore al maggiore, ma convolò a nozze col minore; a questo punto, essendo entrambi proprietari, divisero in due il trullo, creando due diversi ingressi.
La struttura di un trullo veniva modificata in base alle esigenze di chi vi abitava; se i membri della famiglia aumentavano si aggiungeva un nuovo vano alla costruzione già esistente. Quando ciò non era possibile, si abbatteva l’intera abitazione, ormai troppo piccola, costruendone una più grande. Lo spazio della copertura conica veniva utilizzato, grazie alla creazione di un soppalco, per conservare le riserve alimentari, o come cameretta per bambini, alla quale si accedeva attraverso una scala mobile. L’intero spazio sottostante era diviso in due ambienti: uno destinato al riposo notturno, privo di finestre o porte, l’altro, compreso di cucina a legna e lavabo, alla cucina.

Interno del Trullo Sovrano
Interno del Trullo Sovrano
Interno del Trullo Sovrano

Dopo aver passeggiato tra queste abitazioni ricche di storia, giunta la sera lascio l’antico quartiere per raggiungere il mio trullo, e, una volta a letto, sto a fissare il tetto conico sopra la mia testa per un po’, e addormentandomi, fantastico su soppalchi, antiche storie, simboli e leggende.

A Presto!

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