TOUR DI 2 GIORNI NEL DESERTO

Sveglia molto presto ed incontro con Ajmi (la nostra guida) e tutti gli altri partecipanti alle 6:00, ma siccome non amiamo farci mancare nulla, ritardiamo di un’ora e mezza sulla tabella di marcia a causa di un guasto al pullman…

Superata la fase tragicomica, alle 7:30 ne arriva uno nuovo a salvarci e finalmente possiamo cominciare la nostra avventura verso il sud del Paese.

In un’ora e mezza raggiungiamo la nostra prima tappa: l’Anfiteatro Romano di El Jem, il cui ingresso è di 10 TND (per noi incluso nella quota totale del tour).

Anfiteatro romano di El Jem

Anfiteatro di imponente bellezza, per dimensioni è il terzo al mondo dopo Roma (più di 50.000 spettatori) e Capua (più di 35.000 spettatori) con una capienza di circa 32.000 spettatori.

Interno dell’anfiteatro romano di El Jem

Costruito nel III secolo d.C. (intorno al 238), ospitava spettacoli, a cui il popolo poteva assistere liberamente, di combattimenti tra bestie, come la caccia organizzata (di cui sono stati trovati mosaici in cui è rappresentata), o tra gladiatori (schiavi o poveri in cerca di libertà e benessere mediante un combattimento il cui esito poteva essere la morte o la libertà, ed in alcuni casi la fama). Nel 1979 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità, ed oggi viene utilizzato per l’annuale Festival Internazionale della Musica Sinfonica.

Riprendiamo il viaggio verso sud, stavolta un po’ più lungo (circa 3 ore e mezza) in cui la scelta migliore è riposare.

Lungo la strada ci sono distese di ulivi (di cui c’è grande produzione in Tunisia), ma verso sud il terreno si fa più arido.

Raggiungiamo finalmente la nostra seconda tappa: Matmata, un villaggio di origine berbera divenuto famoso dopo essere stato scelto da George Lucas come set di “Star Wars IV- Una nuova speranza (1977)”.

Notiamo per la strada un mercato, e Ajmi ci spiega che qui non ci sono negozi, ma solo un mercato settimanale (il martedì) di mobili e cibo.

Una volta a terra davanti a noi si presenta un paesaggio lunare, color ocra, un deserto roccioso in cui sembra non esserci nulla, ma guardando bene si notano delle abitazioni dall’architettura particolare scavate nelle aride colline: le case troglodite.

Deserto roccioso a Matmata

Facciamo sosta per il pranzo presso il Diar el Barbar (per noi incluso nella quota totale del tour, bevande escluse), dove mangeremo un ottimo cous cous e tanti altri piatti tipici tunisini.

Subito dopo Ajmi ci porterà a conoscere la realtà berbera all’interno di un’abitazione tipica.

La casa troglodita è scavata nel terreno per mantenere temperata l’abitazione, poiché in queste zone in estate si raggiungono 45°C, scendendo a livelli europei durante l’inverno, ed è formata da un cortile a cielo aperto, simile ad un cratere, al quale si accede dall’esterno attraverso una galleria, e da cui si va nei vari ambienti dell’abitazione scavati come cunicoli intorno ad esso.

Ingresso della casa troglodita
Cortile della casa troglodita
Interno della casa troglodita
Interno della casa troglodita
Tappeti realizzati dai berberi a rovescio, ricordando a memoria il disegno

Al nostro arrivo, verremo accolti dalla famiglia che vi abita nel cortile, con del pane, olio e miele (prodotti da loro) buonissimi, e disponibile nel mostrare ai visitatori l’intimità della loro casa, fatta di cose semplici, ma ben curate.

Mi sono emozionata quando, prima di andare via, lasciata qualche moneta per il disturbo, il capo famiglia ci ringrazia, abbracciandoci, augurandoci buona fortuna e regalandoci un’infinità di arachidi.

Ajmi ci ha poi spiegato che soprattutto nei mesi estivi queste famiglie aprono le loro case ad un flusso di turisti veramente alto, spesso senza ricevere nulla in cambio, eppure continuano a farlo.

Lasciata Matmata raggiungiamo, in un’ora e mezza, la nostra prossima tappa (l’ultima della giornata): Douz, conosciuta come “la Porta del Sahara”. Questa città si erge a ridosso del deserto, tra dune di sabbia bianca e foreste di palme da dattero (grossa fonte di entrate per la popolazione) ed è sempre stata una tappa importante per le carovane che si spostavano da sud verso le coste del paese.

Arrivati finalmente nel deserto sabbioso ci attenderanno 30 minuti di corsa in Quad (per 60 TND a coppia), in cui ci siamo divertiti a guidare come pazzi tra le dune di sabbia bianca, ritrovandomi, poi, sabbia in ogni centimetro del corpo (non dimenticate di indossare la chèche, la lunga sciarpa avvolta sul capo che, oltre ad essere esteticamente bella e farci entrare nel tipico mood del deserto, protegge il viso da sabbia e sole) e subito dopo abbiamo visto tramontare il sole dietro le dune sul dorso di un dromedario (per 25 TND a persona).

Deserto sabbioso a Douz
Deserto sabbioso a Douz
Deserto sabbioso a Douz
Tramonto in Dromedario a Douz
Tramonto in Dromedario a Douz
Deserto sabbioso a Douz

Giunta la sera raggiungiamo l’Hotel Sun Palm(per noi incluso nella quota totale del tour, bevande escluse) per la cena e la notte (struttura consigliata soprattutto per la posizione e la colazione; c’è anche una piscina in cui è possibile fare il bagno di sera).

Inutile dire che dopo la doccia, la stanchezza si è resa prepotente e siamo riusciti a resistere molto poco ancora svegli, oltretutto ad attenderci c’era un’altra intensa giornata, quindi riposarsi era un obbligo!

Tutti riuniti e pronti per riprendere il viaggio in pullman alle 4:00 direzione Tozeur (fin quando è buio, per ragioni di sicurezza, verremo scortati).

In circa un’ora raggiungiamo la nostra prima tappa: il Lago Salato di Chott el Jerid, detto anche Lago dei Miraggi, di oltre 5.000 kmq e attraversato da una lunga (quasi infinita) strada asfaltata sopraelevata, che separa Douz e Tozeur.

In estate si presenta come un’immensa distesa di sale, simile a ghiaccio, dai colori cangianti, a causa dalle alte temperature (spesso 50°C) e scarse precipitazioni, per cui è facile essere abbagliati da un miraggio, mentre d’inverno è ricoperto da un sottile strato d’acqua.

Noi purtroppo assisteremo ad un’alba ventosa e bagnata e non potremo vedere alcun miraggio a causa di piogge di due settimane prima, ma è comunque uno spettacolo imperdibile.

Lago di Chott el Jerid
Lago di Chott el Jerid

Raggiunta Tozeur, lasciamo il pullman e proseguiamo con Mohamed, un simpatico ragazzo che starà con noi per tutta la mattina (al prezzo di 65 TND/persona) e ci condurrà con la sua jeep alla nostra seconda tappa: Oasi di montagna di Chebika.

Lungo la strada notiamo che il paesaggio desertico si fa montuoso e privo di vegetazione, fino ad un insieme di verdi palme che spiccano fra straordinarie formazioni rocciose, nonchè una delle più importanti oasi del paese.

Una volta a terra passeremo da una piccola piazza con un bar e tanti venditori e proseguiremo attraverso un sentiero fino a raggiungere la cima dell’oasi da cui godere di una vista a perdita d’occhio, molto suggestiva; dopo scenderemo nella zona interna dell’oasi, luogo ricco di fascino (meta imperdibile per chi visita il sud del paese) in cui si trova una piccola cascata che forma un ruscello che arriva fino a valle.

Rose del deserto ovunque

Notiamo vecchie abitazioni di un villaggio fantasma, che nel 1969, a causa di catastrofici alluvioni, vide costretti gli abitanti ad abbandonarle, edificando il nuovo villaggio, di qualche centinaia di persone, a qualche km di distanza.

Questo luogo nasce nell’antichità come avamposto delle truppe romane, con nome di Ad Speculum e successivamente come rifugio dei berberi, ed è stato set cinematografico di importanti film: The english patient, Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta, Star Wars.

Lasciata Chebika riprendiamo la jeep e cominciamo la nostra avventura con Mohamed, esperto nel guidare tra le dune di sabbia, facendo circa un’ora di rally in pieno deserto: esperienza pazzesca ed ottimo modo per conoscere la vera essenza del Sahara; lui bravissimo guidatore e degno erede di MacGyver per essere riuscito a risolvere un guasto dell’auto (in mezzo al nulla) ed in un batter d’occhio.

Percorriamo una discesa seduti sul tetto, con Mohamed che mette in folle e scende dall’auto per risalire pochi secondi dopo. Un folle totale, ma gli siamo grati per questa esperienza unica.

Siamo nel Sahara, intorno a noi solo dune di sabbia scolpite dal vento ed una sensazione di silenzio, immensità e pienezza. Wow!

La Tunisia è coperta da 40.000 kmq di deserto di sabbia , nonché una grande parte del Grande Erg orientale.

Raggiungiamo On Jmel, “il collo del cammello”, così chiamato per via di una grossa roccia a forma di cammello nelle vicinanze (esattamente vicino il Lago salato di Chott el Gharsa), visitiamo il set di Star Wars diventato ormai una meta turistica molto frequentata, e poi facciamo strada per Touzer, dove salutiamo il nostro amico d’avventura, Mohamed, e ci fermiamo per il pranzo (incluso nella quota totale del tour, bevande escluse).

Mos Espa

Riprendiamo il pullman e lasciamo Tozeur, la città dei datteri e dei palazzi con le facciate in mattoni color ocra, disposti in modo da formare affascinanti disegni geometrici, che fu citata da Franco Battiato nella sua “I treni di Tozeur” (1984).

Ci attendono circa 4 ore di strada per raggiungere l’ultima tappa della giornata: la Grande Moschea di Qayrawan, nonché la più antica moschea del Maghreb e una delle più importanti della Tunisia.

Grande Moschea di Qayrawan dall’esterno
Grande Moschea di Qayrawan dall’alto

Riusciamo a vederla solo da fuori perché chiusa, e dall’alto, dal terrazzo di un negozio accanto (consigliatissimo per l’acquisto di ricordi tunisini dai prezzi convenienti).

Concludiamo quest’avventura con l’ultima ora e mezza di pullman per arrivare Yasmine Hammamet, sicuramente stanchissima, ma al contempo entusiasta ed arricchita da emozioni, luoghi e persone che difficilmente dimenticherò!

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